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A volte basta una spinta per accorgersi di saper volare.

A volte basta una spinta per accorgersi di saper volare, siamo troppo abituati a guardare la terra e i nostri piedi e non siamo più capaci di perderci nel cielo.
Gabbiani con le ali rattrappite, fenici incapaci di rinascere dalle ceneri.
Abbiamo perso l’abitudine al volo, anche col pensiero, ci si stanno rattrappendo le ali e le idee.Viviamo senza sapere più rischiare, osare, sfidare, lanciarsi, scoprire.
Non sappiamo più nemmeno guardare le stelle e cercare la nostra stella polare che ci possa indicare la via.
Restiamo con le chiappe appoggiate al terreno e siamo anche capaci di lamentarci che e’ freddo.
Ammiriamo e additiamo chi anche solo per poco prova a spingersi oltre, a sollevarsi; anche solo chi e’ in piedi ci pare un gigante.
Strisciamo come vermi alla ricerca di umidità, evitando la luce del sole.
Non ho piu’ voglia di fare parte di questo mondo sociale, non mi sento piu’ conforme.
Voglio aprire ancora le mie ali, perdermi nelle correnti e sentirmi ancora Jonathan Livingston perdendomi nell’infinito tra cielo e mare, voglio ancora emozionarmi per una rosa e lasciare il ricordo del colore del grano a qualcuno, voglio trovare di nuovo la mia fanta imperatrice e darle il nome che serbo nel cuore, voglio ancora inseguire una tartaruga e recuperare il mio tempo, voglio abbandonare il paese dei balocchi e staccare i fili che fanno muovere questi miei arti di legno, nuotare nella terra e camminare sulle acque, passare attraverso i muri, buttare il cuore oltre l’ostacolo, innamorarmi di una principessa e sconfiggere il drago.
Spinto oltre il precipizio,
ho allargato le ali
e mi son accorto
di saper volare.
M’innalzo sopra le teste
di chi non alza gli occhi
a guardare,
restando chino,
perso nel  mondo materiale:
soldi, apparire, successo.
Depositerei su di loro
guano,
se non fosse sprecato.
Grazie a te,
viandante nella nebbia,
per quella spinta
anche se  e’ più lontano,
ora l’orizzonte ha trovato un nome:
esistere.

Published inPoesiaRiflessioni

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