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Nuvole Barocche e Damiano

Birre vino, tavolini e fumo di sigarette.
Fuori dal Teatro Ringhiera un cartellone con la programmazione.
Persone raggruppate in nuvole discorrono sull’evento della serata che per molti non e’ “Nuvole Barocche” ma il post rappresentazione:  Damiano fara’ un mini concerto omaggio a De Andre’.
“Damiano?, quel Damiano?”
Si, quel Damiano, quello di XFactor… quello “della Mori”, quello che ha fatto uscire un disco con un suo pezzo inedito:  Anima.
Per Damiano e’ un ritorno al passato: quel teatro e’ a due passi dalla casa dove e’ vissuto, nel quartire che l’ha visto bambino,  su quel teatro ha fatto alle medie il suo saggio di musica.
Improvvisamente come per un colpo di vento le nuvole si spostano e si assembrano.
Foto, parole, abbracci, baci, autografi:  e’ arrivato, semplice, spettinato, quasi assente: non e’ cambiato.
Passano i minuti e molti sono a chiedersi che senso ha dover vedere uno spettacolo prima di poterlo sentire, alcuni pensano di tornare piu’ tardi, poi si aprono le porte, si prende posto.

“Nuvole Barocche” 
drammaturgia e regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti
e Luca Stano, con Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti,
Luca Stano, Elisa Marinoni.

“1979: l’estate dei grandi sequestri. In scena sono Nico l’anarchico, Beppe l’alcolizzato, Pier l’emarginato, tre teppistelli sbandati e balordi, in cerca del colpo che cambia la vita. Nel chiuso di uno squallido scantinato di una qualsiasi periferia metropolitana, progettano il rapimento di un bambino, puntando lì le carte sbagliate di un possibile riscatto, ma finiscono solo per implodere in un feroce gioco al massacro a tre e per azzerare ogni orizzonte di futuro. La disillusione, il rapporto con la loro infanzia, l’amicizia ormai tramutata in qualcos’altro e la perdita della loro innocenza, sono temi che dominano i dialoghi. Quasi un noir, sullo sfondo storico dei violenti anni ’70, poco prima dei rampanti e ottusi anni ’80. E sull’eco allusiva del sequestro vero, nel 1979, di Dori Ghezzi e Fabrizio De André, indimenticabile musicista-poeta, autore dell’album omonimo da cui è ripreso il titolo dello spettacolo. E come le nuvole gonfie minacciano di squarciarsi in pioggia, così esplodono le anime di Nico, Beppe e Pier, perdenti nella vita e perduti dentro di sé.”   (dal sito della compagnia http://www.carrozzeriaorfeo.it/)

Intenso, linearmente complicato, ironico, drammatico, dai tempi perfetti.
La Figura di De Andre’ che rieccheggia senza invadere, personaggi (a detta degli autori stessi) che si rifanno alla “poetica” del maestro:  l’anarchico, il malato, l’emarginato, la puttana.
Un monologo centrale sulla notte carico di significato e bellezza, dove non vi e’ solo voce ma anche corpo e anima.
Fino ad arrivare all’epilogo dove, come ha detto sorridente Dori Ghezzi, che era presente allo spettacolo, “ascoltare De Andre’ non fa bene”.
Pubblico senza parole e senza fiato, bella e inattesa sorpresa di un teatro ancora vivo, intenso e “nuovo”, nonostante tutte le difficolta’.

Pausa.

Le nuvole si ritrovano ancora fuori a parlare, bere, discutere.
Si conoscono o riconoscono persone, volti amici e volti magari visti dietro uno schermo.
Fumo, cellulari. Una visita alla mostra di disegni ispirati all’opera.
Si riaprono le porte, gli interpreti e la Ghezzi commentano lo spettacolo, dando luce ad aspetti magari trascurati: gli anni 70, gli anni 80, le decisioni e le indecisioni, le certezze,  le illusioni, la paura, la speranza, la forza di sorridere di drammi anche personali.
Pensieri sul sequestratore che diviene sequestrato… solitudine e disillusioni.

Si spengono le luci, il teatro e’ un po’ piu’ pieno. Un faro, un uomo, una chitarra: emozioni sulle note di del Poeta: Amore che vieni amore che vai.
Poi, l’entrata dei musicisti de  “la Nuova Orchestra “da camera” della Città Vecchia (Diego Maggi – pianoforte e tastiere, Claudia Zannoni – gia’ voce dei “Monopoliodistato” – basso e voce  e percussioni–  e Frank Ferrara – fiati e voce) si aggiunge atmosfera all’atmosfera.
Tutti assieme  accompagnano la calda voce di Damiano in Geordie, La canzone dell’amor perduto, Crueza de Ma, Rimini… intervallate da poche parole e qualche “cazzata”, testi da leggere e fogli che cadono.

Fine? Si, Fine.

Ma il pubblico chiama ancora e ancora ritorna un uomo con la sua chitarra e la sua voce:  Se ti tagliassero a pezzetti e, su richiesta quasi esplicita della signora Ghezzi, Damiano ci regala un suo inedito “Non quello che passa alle radio adesso…non facciamo promozione, un altro pezzo scritto da me, di cui, dopo vorrei un parere privato di Dori“: Fai da te.

Ma non e’ finita, mentre si smonta l’attrezzatura Damiano e’ ancora in mezzo alla gente, la sua gente. Altri autografi, saluti, foto, pupazzi regalati, pacche sulle spalla, in bocca al lupo… finche’ le nubi si sperdono in una notte di dicembre, anime calde in una fredda serata.

Published inDamiano FiorellaRaccontiScrivereTv Cinema Teatro

Un commento

  1. chao chao

    Sono due le cose che mi piacerebbe dirti a proposito di questo pezzo. La prima riguarda la serata in sè, le emozioni che hai provato. Immagino una serata che ti ha lasciato soddisfatto, contento sia dell’aver ritrovato il ragazzo che conosci e che giustamente segui in questa sua avventura, sia del lavoro artistico che hai visto ed apprezzato. A me manca un’esperienza del genere, ma penso di poterla comprendere, paragonandola a qualcosa di simile; credo siano emozioni particolari e se così non fosse, non esisterebbero gli artisti.
    L’altra riflessione è che mi piace come hai descritto l’avvenimento. Mi piacciono i tuoi testi un pò più lunghi, i riferimenti, le sensazioni riportate come flash… le nuvole e le anime.
    Ottimo lavoro.

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