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(forse non) siamo tutti Charlie

Molto si è parlato e si continua a parlare riguardo al piccolo Charlie.

Mobilitazioni online, tv, radio, medici cattolici a favore, medici cattolici contro, interventi minsteriali, di altri ospedali, della Santa Sede…

Ora anche io esprimerò, in risposta a questo articolo de l’iridenews.it il mio pensiero, sicuramente non autorevole e, in fondo in fondo, forse anche “di parte”

Probabilmente nessuno di noi è Charlie, forse (e dico forse) possiamo metterci nei panni dei suoi genitori….
Troppo piccolo e troppo malato Charlie per sapere lui cosa vuole fare… più capibile la posizione di Chris e Connie…

Nessun genitore, penso, voglia fare morire il proprio figlio però abbiamo, negli anni, parlato tanto di accanimento terapeutico e ,molti, si sono schierati per il “fine vita” perché giusto, perché bisogna rispettare le volontà e per altri mille motivi più o meno validi…
Una domanda allora mi viene spontanea: questa “regola” quando è valida? E’ sempre e comunque sbagliato “accanirsi” sia per la morte che per la vita? Chi sono i responsabili della vita di Charlie? I suoi genitori? I medici? La corte europea dei diritti?

La decisione presa non va oltre “la patria potestà”? Fino a che punto un genitore può o non può decidere?

Domande pesanti…forse senza alcuna risposta… la mia è molto semplice… SE e sottolineo SE dobbiamo accettare in “non accanimento terapeutico” dobbiamo accettare anche l’opposto… senza SE e senza MA

 

Published inNewsPiume nel ventoRiflessioni

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