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Anima Nuda (brevitas)

Libro Anima Nuda - Brevitas

Anima nuda: così mi presento con questo libro, così dovrebbe trovarsi chi si accinge a leggermi.
Comunicazione, condivisione, apertura, osmosi: qualcosa che passa da me ad altri, un fluido che vuole essere vita.
Brevitas, così presento le mie poesie e i miei pensieri: poche parole a catturare attimi tramite l’obiettivo dell’anima.
Una comunicazione ridotta all’osso, all’apparenza semplice, ma che in realtà vuole scavare l’essere come la goccia scava la pietra.
Alcuni componimenti sono Haiku, altri Senryu, altri semplicemente poesie brevi (massimo 6/7 versi), come mi piace definirle: pennellate su una tela bianca.
Da quando ho ripreso a scrivere ho sempre cercato di arrivare all’essenziale, centrare il “problema” con un’unica freccia scoccata da un arco.
Con l’invito di non fermarsi all’apparenza, ma a cercare di spostare lo sguardo oltre le parole stampate vi lascio all’anima contenuta in queste poche pagine, con la segreta speranza di riuscire a scaturire un pensiero oltre a ciò che appare; solo in quel momento potrò ritenere compiuto il mio comunicare

Recensione

Si sa che ogni poeta è figlio del suo tempo e del suo ambiente, anche se poi esprime contenuti perenni - e in ciò sta la sua capacità di stimolare il senso della bellezza nei lettori. Sicuramente, Brazir lo è pienamente fin dall’inizio, con quella “brevitas” che rimanda alla contemporaneità dei cinguettii, alla rapidità delle comunicazioni virtuali: ma si tratta di lampi che svelano emozioni altrimenti celate, epifanie di dei – e di fantasmi – nascosti tra le pieghe della coscienza. Già, perché tra le parole Twitter e Brevitas c’è qualche differenza: il cinguettìo è un suono, la brevità è la misura del tempo ma, spiega il dizionario latino, anche la misura della percezione di sé come persona limitata. C’è del dolore, nella brevitas, allora, ma anche una grandezza: l’uomo, dice Pascal, può certamente essere un fuscello sbattuto dal vento, ma è un fuscello che pensa:

Raccolgo momenti,
incornicio attimi
ricercando
il "chi sono",
spesso e ancora
senza risposte

Figlio del suo tempo Brazir lo è anche nel sentire postmoderno, di chi ha la coscienza della “fine dei grandi racconti” (Liotard) che l’uomo si è costruito per consolarsi del proprio ignorare, del non sapere di sé e del mondo, ansia che lenisce non più nell’illusione, ma nell’assumere sé stesso e l’alterità come cariche di valore nel “gioco” della vita:

Maschere


Parole
gettate al vento:
falsa condivisione
d’inutili chimere.
Mi vestirò
di me stesso,
almeno a Carnevale
.

Così, pur da viandante inquieto, vagante per un ignoto sentiero, volge tuttavia uno sguardo più sereno sul mondo che scopre misterioso sì, ma non di per sé nemico. E Brazir allora ridiventa Fabio, nel senso che le immagini della pianura lombarda, del suo ambiente di vita cominciano a dipanare una storia nuova, che era già dentro di lui, ma non ancora – o non sempre – avvertita:

vaghi ricordi
uomini nella nebbia
sogni lontani …

sole pallido
racconta vecchie storie
voci lontane …

Questo spirito … padano – se è ancora possibile usare questo termine - con quanto di onirico porta con sé, ma anche con acuta consapevolezza e realismo, trasforma progressivamente l’inquietudine in tensione di ricerca,in un nuovo anelito. In tal modo il Nostro avverte, nel suo rapporto con il mondo, quel che Pavel Florenskji, ancora bambino intuisce, e cioè che esiste, oltre al mondo visibile, un’altra dimensione della realtà, altrettanto vera di quella che i nostri sensi colgono, e cui quest’ultima rimanda, quasi ne fosse simbolo:

guardare oltre
in un giorno di sole
condivisione

E questo oltre è l’Altro, al quale vieni condotto dal sentire di uno spirito che puoi solo chiamare religioso. E’ in tale contesto che comincia a delinearsi la risposta, la quale non è razionale, ma certamente ragionevole, perché è la più degna del vivere, l’amore:

ti dico di sì
per tutta la mia vita
t'amo davvero

L’amore nella sua accezione più ampia, l’amore per la natura, per gli altri, per la donna. L’amore concreto è l’ospite, celato o meno, della brevitas di Brazir

(ri)partenza

m’incamminai
in un giorno di pioggia
verso il sole.

Enrico M. Salati