Archive for the ‘articoli’ Category

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lunedì, ottobre 18th, 2010

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Ditelo anche a qualche amico!!!

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E adesso che lo space si “sposta” su wordpress che fare?

mercoledì, settembre 29th, 2010

Ieri ho migrato il mio windows.live.space su wordpress.com,
Dopo una notte sembra che wordpress sia riuscito a “trasferire” lo spaces, facendomi
temere ieri di avere perso “tutto”.

Non so se dire BENE o MALE.
Per fare la stessa cosa tempo fa (tramite la procedura che trovate qui http://www.ilparticolarenascosto.it/2008/07/18/migrare-un-live-space-su-wordpress-ecco-come/) per trasferire gli articoli dallo space a qui ci ho messo meno di un’ora.
Certo… farla da se non e’ come farla fare in automatico… ma se ieri mi avessero avvisato che ci volevano ore non mi sarei preoccupato.

In ogni caso vorrei tornare al punto di partenza.
Che fare del blog su wordpress ora?
Per quanto riguarda il mio utilizzo “pratico” non penso di aggiornarlo piu’ di tanto (a meno che non “funzioni” l’aggiornamento via mail) in quanto avendo gia’ questo con wordpress (senza le limitazioni che abbiamo qui) preferisco sfruttare “al meglio” delle mie possibilita’ questo CMS (wordpress).

Per quanto riguarda invece dei consigli che posso darvi… sono i seguenti:

1) Copiatevi in locale lo space prima di fare qualsiasi cosa, se non altro avrete la possibilita’ di fare copia e incolla devi vostri post

2) Fate la migrazione a wordpress (ci vogliono delle ore).
     Per imparare ad usare wordpress scaricate questa guida http://www.danieleimperi.it/risorse/Guida-a-WordPress-per-principianti.zip o visitate questo sito http://www.danieleimperi.it/risorse-web/guide/guida-a-wordpress-per-principianti/
La guida non e’ aggiornata all’ultima versione ma vi aiuta comunque a capire come funziona wordpress.
Dalla guida potete vedere di come wordpress sia ” molto di piu’ ” di quello che trovate qui, per esempio qui non si possono installare plugin aggiuntivi.
Beh.. poco male…
Il mio parere e’ quello di prendere confidenza col “mondo wordpress” e, quanto sarete pronti/e, farvi “il vostro” blog autonomo o comprando un dominio con aggiunta di database (una 40ina di euro l’anno con aruba) o sfruttando le varie possibilita’ gratis online (2 su tutte www.000webhost.com – ma doveve “caricare” e “settare” manualemente wordpress – www.orgfree.com – che permette installazione automatica di wordpress ma solo con interfaccia inglese, ma anche in questo caso potete se volete settare tutto manualmente. Potete anche ricorrrere ad ad Altervista che se non avete molto traffico e avete bisogno di poco spazio potete usarlo gratuitamente, altrimenti dovete “pagare” qualcosa).

3) Una volta che avrete il vostro “blog” personale potrete tramite una semplice operazione trasferire TUTTO il contenuto di quello che avete su wordpress.org sul vostro blog. (di questo ve ne parlero’ in un altro post).

4) Non appena avrete creato il “vostro” blog autonomo… istallate un plugin che vi permetta di avere un collegamento con facebook e subito dopo, dalla piattaforma spaces.live.com, attivate il “collegamento” tra live e facebook… in questo modo tutto quello che farete sul vostro blog verra’ “pubblicato” in facebook che verra’ pubblicato nei vostri aggiornamenti di windows live.
Cosi’ facendo avrete ottenuto
1) Un blog personale slegato da piattaforme come SPACES e WORDPRESS.COM
2) Aggiornamenti sia di Facebook che del vostro stato di windows live.

Domande? Dubbi? … chiedete!!!

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Facebook: la trappola del pulsante – Corriere della Sera

martedì, agosto 17th, 2010

Facebook: la trappola del pulsante – Corriere della Sera.

Un articolo interessante. Se usate Firefox non istallate questa applicazione.
Farà spam sui vostri contatti Facebook.

Prevenire è meglio che curare!

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60 Uvet.

mercoledì, giugno 9th, 2010

Grazie a tutti. Di tutto.
2 Giorni intensi… forse da me non vissuti a pieno perche’ non riesco a farmi scivolare le cose “addosso”.
Pero’ dopo 14 anni un momento davvero da incorniciare.
Parole, attimi, emozioni… anche commozione.
Groppo in gola durante il filmato…
Mi portero’ dietro i sorrisi… e la voglia di stare assieme, sperando di non dover aspettare altri 14 anni per senitre “la famiglia”.

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Ligabue, Un colpo all’anima

sabato, aprile 17th, 2010

Testo Un colpo all’anima Luciano Ligabue

Tutte queste luci
tutte queste voci
tutti questi amici
tu dove sei!?

Tutto questo tempo
pieno di frammenti
e di qualche incontro
e tu non ci sei…

Tutte queste radio
piene di canzoni
che hanno dentro un nome
ecco chi sei..!

Non ti sai nascondere per bene

Quante volte sei passata
quante volte passerai
e ogni volta è sempre un colpo all’anima

Tutto questo posto
forse troppo visto
deve avere un guasto
tu non ci sei

tutte quelle case
piene di qualcuno
e fra quei qualcuno
tu con chi sei!?

tutte queste onde
pronte a scomparire
resta solo il mare
quanto ci sei

non ti sai nascondere davvero…

Quante volte sei passata
quante volte passerai
e ogni volta è sempre un colpo all’anima
quante volte sei mancata
quante volte mancherei
un colpo al cerchio ed un colpo all’anima
Quante volte sei passata
quante volte passerai
e ogni volta è un colpo sordo all’anima
Quante volte sei mancata
quante volte mancherai
un colpo al cerchio ed un colpo all’anima
all’anima

E’ Ligabue. E’ tornato. Dopo 5 anni d’attesa.
L’11 Maggio uscirà il nuovo album.
Ma…

Ma sinceramente mi sembra (almeno in questa canzone) che abbia fatto un bel “compitno”.
Nulla di nuovo sotto il sole, ma nemmeno sotto la pioggia.
Che forse ora le cose migliori le faccia quando scrive per gli altri? (Mannoia, Elisa giusto per citare 2 esempi).
La canzone è carina, si fa ricordare, sicuramente radiofonica ma…. ma mi sa tanto di già sentito.
A ditanza di poche ore su youtube si trovano già tanti video amatoriali di cover….
Non lo so, non mi convince fino in fondo.
Sarò nostalgico ma il “primo Liga” diciamo quello dei primi 10 anni di carriera era un’altra cosa.
Un pugno allo stomaco… una sorpresa continua…ora è un lento ripetersi din un solito clichè con qualche sprzzo di “botta di vita”.
Insomma a mio modesto modo di vedere un singolo per “salvarsi la pelle” (e pararsi qualcusa d’altro) rincorrendo vecchi “sogni di R&R”

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Book on Demand (Bod) e Print on Demand (Pod). Perche’ no?

lunedì, febbraio 8th, 2010

Sono consapevole che con questo mio intervento mi attirero’ le ire dei “puristi” della pubblicazione anche se spero, una volta letto il post, possano almeno storcere un po’ meno il naso se non prorpio darmi ragione.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, vediamo di definire cos’e’ il Book On Demand (BOD) e il Print On Demand (POD).

La prima e sostanziale differenza tra il BOD e il POD e’ nella definizione di “libro” stesso. Il BOD stampa un libro a tutti gli effetti con catalogato e inserito nel registro dei libri (codice ISBN che e’ quel codice numerico usato internazionalmente per la classificazione dei libri. È definito da uno standard ISO, derivato dallo standard SBN inglese del 1967.Ogni codice ISBN identifica un’edizione di un libro – escluse le semplici ristampe), mentre il POD stampa si un libro ma senza codice ISBM, quindi (passatemi il termine) molto piu’ a livello Amatoriale. Altra distinzione da fare (specialmente all’interno del BOD, ma non solo) e’ tra operatori/case editrici che richiedono la stampa di un certo numero di copie (quindi con un investimento economico iniziale da parte degli autori) e operatori/case editrici che non richiedono un numero prestabilito di stampe quindi senza chiedere alcun contributo all’autore (in questo caso pero’ spesso vi sono contratti che legano l’autore per la distribuzione/stampa del libro stesso per un periodo di tempo).

Come dicevo prima i “puristi” non amano il BOD, perche’ con questo metodo chiunque puo’ stampare qualsiasi cosa, bella o brutta, interessante o meno, colta o no… insomma, spesso viene detto che col BOD stampano “cani e porci”. Ebbene, mi chiedo… che c’e’ di male? Se una persona ha un sogno, se una persona riesce in un proprio intento, perche’ negarglielo? Il problema e’ se l’autore crede che la sua opera possa essere il nuovo Best Sellers e se lui stesso si crede il novello Tolkinen o Dan Brawn, il nuovo Ungaretti, Quasimodo, Manzoni o Dante.
Putroppo al giorno d’oggi editori che puntino su autori esordienti, senza spinte e solo come “scommessa” ce ne sono sempre meno o magari lo fanno per “nicchie” e “generi” particolari. Spesso poi molto dipende dal “gusto” di chi recensisce il lavoro, non dimentichiamoci che comunque un editore tende a guadagnare da cio’ che pubblica e se non prevede un “ritorno” difficilmente si trasformera’ in mecenate. (per una lista di editori NON a pagamento e NON BOD potete fare riferimento al sito http://www.writersdream.org/)

Personalmente penso che la verita’ stia nel mezzo e’ vero che spesso chi vuole “essere stampato” ha la presunzione di aver scritto un’opera d’arte ma e’ altrettanto vero che chi “stampa” vuole farlo solo “sul sicuro”.

Tornando al discorso originario dicevo, che c’e’ di male a realizzare un sogno? Penso nessuno, l’importante e’ avere quella giusta dose di umilta’ nel riconoscere i propri limiti e “volare basso” nelle pretese.
Senza contare che chi stampa tramite il BOD o il POD solitamente non ha alcun tipo di pubblicita’, spinta, recensione, distribuzione, correzione, grafica etc etc etc.

Qualcuno magari in questo modo comunque “sfonda” (mi viene in mente Eragorn che e’ stato stampato in proprio nel 2002 dai genitori del “piccolo” scrittore prima di diventare un caso editoriale), ma molti sono costretti a rimanere in un limbo di pregiudizio e sufficienza.

Personalmente ho stampato il mio libro col BOD, non ho raggiunto (ancora) il mio target “minimo” di vendita (50 copie, regali esclusi), ma non posso dire di essermi “trovato male”.
Non mi considero poeta, non mi considero “bravo”. Avevo solo il sogno di avere “un mio libro” e che potesse essere sullo scaffale o nel comodino di qualcuno che non fossi io.
Ho fatto il libro di fretta e di getto, dovessi mai farne un secondo… ci metteri molta piu’ calma, l’ho dato in pasto prima ad un grande “BOD” internazionale e poi ad uno piccolo e nazionale (praticamente… ho 2 libri uguali ma diversi), ho cercato di farmi un po’ di pubblicita’ tra amici, parenti e conoscenti, ho ricevuto qualche apprezzamento e qualche critica sempre vista in modo costruttivo.
Vorrei di piu’? CERTO! Non mi nascondo, mi piacerebbe spingermi un po’ oltre…avere una (o piu’) vendite inaspettate e “non richieste”, ma non pretendo di essere “osservato” e “messo sotto contratto” da una grande casa, non mi vedo a presentare il libro in TV o interviste dal Corriere della Sera.

Vorrei poi aggiungere un’altra considerazione:
chi oggi (ma anche ieri) se la sente di investire in poesia?
Forse c’e’ ancora qalcuno che rischia con la fantascienza, il fantasy, il gotico, l’horror… alla scoperta di un nuovo Stephen King o Asimov o Chricton… ma sinceramente chi si mette a cercare il nuovo Quasimodo, Ungaretti, Montale?

Molto piu’ redditizio fare scrivere libri a DJ, VJ, Veline e viados…. (alcuni dei quali hanno tranquillamente ammesso di NON avere mai letto nulla e di aver scritto… cosi’, per caso) quelli hanno mercato!

    
Per finire vorrei comunque segnalare degli editori BOD e POD che ho trovato su http://31ottobre.blogspot.com

POD ITALIANI

           
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Un articolo della Ginzburg del 1988

giovedì, gennaio 28th, 2010

Un argomento ancora attuale: Il crocefisso nelle scuole (e negli uffici pubblici). Trovo particolarmente interessante queste argomentazioni a cui penso che ogni mio commento sia superfluo:

“Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese. Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza. I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo.

Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole. Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire. Il crocifisso in classe non può essere altro che l’espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati. L’ora di religione è una prepotenza politica. E’ una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perchè vi si deve insegnare la religione cattolica? Ma il crocifisso non insegna nulla. Tace. L’ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell’ora e quelli che si alzano e se ne vanno. Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo.

Chi è ateo, cancella l’idea di Dio ma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto.

Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l’integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E’ tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri “

«Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L’Unità, 22 marzo 1988  -  Fonte:  http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/181247/

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