Archivi per la categoria ‘Le Poesie di Brazir’
Una notte
Una notte
passata a tracciare
la mappa dei tuoi nei,
a contare i tuoi sospiri;
a godere dei tuoi gemiti.
Una notte
passata ad amare,
ad amarci,
finché giunse l’ora
di separarci:
“è così tardi
che è quasi presto”.
Come foglia
M’innamorai
del tuo sguardo,
ti donai
il cuore.
Passarono anni
e stagioni,
che mi videro foglia
attaccata al tuo ramo,
in attesa d’ un alito
di vento
e del calore
del sole.
Ancor oggi resisto
e se mai dovessi cadere
sorridero’,
perche’ finalmente,
allora,
t’accarezzereri
Danzi nella pioggia
T’ho vista,
danzare armoniosa
nella pioggia.
Leggera e sensuale
ridi mentre l’acqua ti bagna
il viso e le vesti.
Allarghi le braccia
coccolando il mondo
e me,
che felice,
ti vengo incontro,
accennando una melodia
per scaldare l’anima
e accompagnare
non piu’ i tuoi
ma nostri
passi.
Pensieri ascoltando Baglioni
Gomitolo aggrovigliato
l’amore;
preso nell’insieme
dona morbidezza,
a districarlo
non basta una vita.
In questa partita
senza fine,
“mai piu’ come te”:
meglio perdere
amando
che vincere
senza avere amato.
Alzo lo sguardo al cielo,
cercando la stessa stella,
lo stesso orizzonte.
sentendoti ancora
accarezzarmi
il cuore.
Duplicita’
Lacrima sulle ciglia,
annebbia la vista,
scopre l’arcobaleno.
A.M.O.R.E.
E’ il senso di una parola,
o l’essenza del sentimento? ~
Dire o non dire resta inutile
quando basta uno sguardo
o una carezza lungo la schiena.
A volte, la parola,
e’ bisogno sensoriale,
per non far restar solo l’udito.
In sogno
M’abbandonai
alle onde del mare.
Mi ritrovai
cullato tra le tue braccia.
Voglio
Le tue mani addosso,
la tua lingua sulla pelle,
la tua bocca sul mio sesso,
i tuoi capelli sul mio petto,
la tua voglia urlata
nella mia gola,
il mio sudore,
il tuo stupore,
i tuoi occhi,
i sospiri,
le parole non dette,
le lacrime,
le tue carezze,
attimo che duran una vita,
una vita in attesa di quell’attimo.
Da lontano
Consapevolmente
coperta
da pesante armatura,
affronti la vita
insegnando ad altri
cio’ che non sei,
ma che dovresti essere.
Mentre da lontano
osservo il tuo agire,
attendo che ti spogli e che,
come Francesco,
tu possa trovare la nuda
e difficile strada,
dell’esser te stessa.
La sindone
Chi è mai quest’uomo?
Quest’uomo che ha sofferto,
che ha patito,
che ha dato la vita?
Di chi è questo corpo,
come foto, impresso
su di un telo?
Di chi è questo volto,
martoriato ma sereno?
Non so se sia di Cristo,
di un ladro o un truffatore,
so solo che ogni volta
che lo guardo
gioia e angoscia
combattono nel mio petto;
so solo che ogni volta
che lo guardo
mi sento piccolo uomo
davanti all’Amore Infinito
14/04/06



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