Come pergamena
mercoledì, marzo 9th, 2011Vorrei usare
il tuo corpo
come pergamena
intingendo
l’inchiostro
non scriverei romanzi,
ne poesie,
ma quell’unica parola
a rappresentarti
per quel che sei:
Amore.
![]()
Vorrei usare
il tuo corpo
come pergamena
intingendo
l’inchiostro
non scriverei romanzi,
ne poesie,
ma quell’unica parola
a rappresentarti
per quel che sei:
Amore.
![]()
Ho perso giorni
e notti
aspettando
sbocciasse un fiore,
che mai vidi,
perchè tenevo
gli occhi chiusi
ed ora
che li ho aperti,
non ne sento il profumo.
Mentre scende la notte
mi chiedo
se domani mi sveglierò
per viverlo,
per sognarlo di nuovo
o per dimenticarlo.
Raccogliendo cocci
di cielo,
trovai luccichii di stelle,
ma nessun battito
di vita.
Mosaico crollato,
dal disegno incerto:
giorni senza colore,
ingrigiti dal nulla.
Polvere,
nella povere,
attendo la notte,
per alzar lo sguardo
ricercando
la vera luce,
della luna.
Confuso,
resto senza parole;
indeciso,
tra l’essere usato
e il menefreghismo,
lascio cadere i pensieri,
aspettandomi il nulla
da chi
non vede altro
che se stesso.
Tornero ad essere nessuno,
esasperando quel che sono,
mordendo il freno,
ascoltando senza rispondere,
rispondendo senza pensare,
immaginando ciò che sarebbe stato,
giocando semplicemente
ancora,
nascondendomi.
Tu,
che dovresti gioire
dei mie sorrisi,
ridi alle mie lacrime.
Non è la distanza
a separarci
ma quel bieco egoismo
che ci porta
a non volere piu’ il bene.
Confuso
seguo il volo di una rondine
che dal mare
torna al nido.
Sarà ancora casa?
Non sarà mai,
bianco o nero:
veloce tu sei,
nel cambiar
parere,
umore,
sorriso,
pianto.
La morte lenta
è per chi vuol morire,
o lasciarsi andare;
ancora una volta,
oggi come ieri e domani,
m’aggrappo
alla vita.
Una sola domanda
nella mia mente:
perchè mi vuoi
come cane al guinzaglio,
pronto ad essere strattonato
al primo passo lontano?
Non è tenendo
l’aquila
in gabbia
che sarà tua:
l’avrai solo quando
planando,
mangerà
dalle tue mani.
Non lascerò nulla di me,
nemmeno l’odore.
Forse il ricordo,
forse uno sguardo,
ma nessun segno del mio passaggio,
della mia presenza.
Amareggiato,
controllo il sentiero percorso:
lineare e alla luce del sole.
Sereno del mio essere,
non mi volterò.
Camminando
per una strada ghiacciata
scivolai.
Non fece male la caduta,
ma la consapevolezza
della stessa.
Rialzandomi,
restai guardingo,
perchè capii
che l’errore
è sempre in agguato.
18/12/10
No.
Non oggi.
Non ora.
Non riuscirai ad adombrare
il mio sorriso,
troppe volte perso
nel ricercare inutili perche’
di tempeste e uragani.
T’amo, quanto spero
tu possa amarmi
il resto non conta:
voglio ancora esistere
e resistere,
abbracciando la vita.