Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Evitarsi

mercoledì, dicembre 16th, 2009

Facce contro
diversi muri,
per non incontrar gli sguardi:
ignorati i segnali,
inutili i messaggi.
Orgoglio o pregiudizio,
incomprensibile incomprensione,
assenza di voglia
di quel necessario chiarimento,
mentre un muro di ghiaccio
separa anime
fino a poco fa
amiche.

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Si riavvicina Natale… e io ci riprovo!

lunedì, novembre 30th, 2009

 

 

 

 

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Siamo sempre alla ricerca di un senso della vita, capire perché siamo al mondo, cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci. È l’interrogativo che ancora una volta si pone anche l’autore di queste poesie, queste “fotografie di pensieri”. Sono riflessioni sulla vita, la morte, le persone vicine e lontane, il quotidiano, quello che si cerca e quello che si trova. Sempre alla ricerca del nuovo se stesso, in costante mutazione. Tenta di affermare con le parole quello che gli brucia i pensieri, ma la definizione giusta sfugge sempre, perché le parole, per quanto precise restano imperfette per esprimere il tumulto interiore.[...] Sbircia di soppiatto gli altri, o li guarda apertamente in faccia per cercare risposte ai suoi interrogativi. Racconta i suoi “frammenti di vita condivisa”. [...] Ci vuol far vedere il bicchiere mezzo pieno, ci invita a vivere intensamente e serenamente, godendo delle piccole meraviglie quotidiane. Usa un linguaggio semplice, immagini quotidiane, niente giri arzigogolati ed esperienze stravaganti. I suoi testi sono lo specchio del vivere di una persona comune che potremmo incontrare per la strada, andando a far la spesa, in coda alla posta, sul treno. Nell’ultima parte del libro si trova un assaggio di altre forme narrative: gli Haiku giapponesi e i racconti brevi. É un altro modo di usare le parole per ribadire gli stessi concetti…[...] Una scrittura leggera che regala spunti per riflettere.
Recensione di M.L


E’ un piacere averlo in mano.[...]E’ completo in ogni dettalgio, non deve essere stato facile, non è come scrivere per una pagina web. parlerò del piacere che si prova ad avere in mano la carta, sentirne il profumo, scoprire i dettalgi che fanno “il libro” Ho letto alcune posie che non conoscevo. non si può leggerlo in un fiato, ogni parola va letta e meditata. (E.F.)


Un libro di poesie. Questo non vuol dire che si debba leggere una poesia o due mentre l’acqua bolle o si riscalda il ferro da stiro. Se gli dedichiamo un pò di tempo, una lettura più riflessiva, molte “foto”, quelle che sembrano scritte proprio per noi (e ce ne sono di sicuro!), ci resteranno dentro e torneranno in mente tante volte, come pezzetti di esperienza vissuta che fa compagnia. Alcune poesie diventeranno nostre perchè descrivono semplicemente momenti di vita. Riflessioni che sicuramente abbiamo fatto, ma non abbiamo mai concretizzato su un foglio, per errata convinzione di esserne incapaci o banale mancanza di tempo. Ricordo alcune frasi: non mi appartengono eppure esprimono qualcosa che sento. Ricordo alcune sensazioni, quelle che ho abbinato ad eventi particolari ed ora sono legate ad essi come una canzone ad un attimo di vita. Piccolo grande libro nato guardando una nuvola, come dice l’autore. (G. S.)


Non so resistere alla tentazione ! Che splendido regalo ci hai fatto! Ho divorato il tuo libro e ora dopo una lunga riflessione mi decido a scriverti due parole.Mi sono commosso, profondamente commosso, non solo perchè ho letto nei tuoi versi la rabbia, il dolore, la frustrazione, l’amore ,la speranza, la preghiera e altro ancora, tutti sentimenti che mi hai fatto riscoprire, non solo perchè mi sono ritrovato, oh quanto, in ogni tuo verso, ho riscoperto un P. sepolto dalla vita quotidiana, e dagli anni, ma anche perchè mi hai riportato al P. poeta che nei suoi anni giovanili scriveva e scriveva, senza che nessuno mai leggesse, poesie disperse e nascoste ora chissà in quale cassetto o armadio, ma, vuoi ridere? subito dopo averti letto ho preso un foglio e i versi sono sgorgati spontanei, puliti, pieni di amore, passione e anche dolore e un po’ di disperazione! Grazie, grazie con tutto il cuore! (P.A)


Questo libro è un insieme di schegge… schegge leggere che puntano al cuore, e come tanti piccoli frammenti di cristallo trasparente permettono di guardare aldilà il cristallo stesso. Sono vere foto fatte all’anima, come piccole gocce che fissano l’impronta di brevi attimi o di interminabili momenti. (V.P.S.)

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Brazir.it e Facebook

lunedì, novembre 30th, 2009

C’è ancora qualche piccolo problema da risolvere ma da oggi è possibile seguire www.brazir.it – Fotografie di Pensieri anche su Facebook.
Come? Ma è semplice!
Andando su questa pagina http://apps.facebook.com/brazirfdp/ e lanciando l’applicazione (che poi si potrà salvare in quelle preferite).
Una volta dato il consenso si potranno vedere gli articoli pubblicati su www.brazir.it (quelli lunghi però sono incompleti, quindi consiglio ogni tanto di sbirciare ancora il sito ;)) avendo la possibilità di lasciare anche i commenti.
Avvisatemi per qualsiasi problema possiate incontrare e, se volete, fate girare la voce.
Grazie

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(ri)Partenza

martedì, novembre 24th, 2009

m’incamminai
in un giorno di pioggia
verso il sole.

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Il viaggio continua

giovedì, ottobre 8th, 2009

Ho letto
nei tuoi occhi chiusi,
percependo
la tua anima.
Ho capito
prim’ancora di te,
cio’ che dovevi dirmi.
Ho sorriso e allargato
le braccia,
per donarti ancora la mia spalla.
Ti tengo stretta,
accarezzandoti i capelli,
sapendo che,
il viaggio continua.

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Ritrovarsi

venerdì, ottobre 2nd, 2009
Seduta davanti alla finestra in una camera spogia, Raffaella guardava fuori la pioggia rigare i vetri e abbeverare la terra.
Praticamente nuda s’accarezzava le spalle per donarsi un po’ di calore.
Un velo di tristezza le annebbiava l’anima.
Era stanca Raffaella, stanca di una ipocrisia fatta di parole vuote, pettegolezzi, invidia, violenza e poca chiarezza.
Continuava a chiedersi quale fosse la sua colpa, ma non la trovava, aveva sempre cercato di essere coerente con se stessa, difendendo persone e valori a lei cari.
Che aveva fatto di tanto male per meritarsi disprezzo e odio di chi fino a poco prima la reputava amica e confidente?
Si mise a canticchiare un pezzo del Barbiere di Siviglia… e si abbraccio’ forte.
Confuse le sue lacrime con la pioggia…fino a tirare un profondo sospiro.
S’accorse che lei si merivata di volersi bene e che in fondo era inutile stare male per chi preferiva gettare fango addosso piuttosto che tendere una mano.
Seduta davanti alla finestra in una camera spogia, Raffaella guardava fuori la pioggia rigare i vetri e abbeverare la terra.
Praticamente nuda s’accarezzava le spalle per donarsi un po’ di calore.
Un sorriso ora le illumino’ l’anima: il suo.

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La tua invidia

giovedì, ottobre 1st, 2009

Perirai
di quel male oscuro
che semini
a piene mani
in campi gia’
concimati
d’asini sapienti.
Nessuna musica
in una dissonanza
d’intenti.
Sfodera la spada
e affronta il duello:
non ho paura
d’affrettare
la tua fine.

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Oggi mi sento “musico leggero”.

mercoledì, settembre 30th, 2009
Stravolgendo gli schemi e i discorsi usuali, oggi voglio parlare di qualcosa di frivolo e magari anche poco interessante.
Premettendo che non sono un fan sfegatato oggi volevo parlare dei POOH.
Come molti sapranno oggi a Milano avverra’ l’ultimo concerto dei Pooh nella storica formazione.
Dopo piu’ di 40 anni Stefano D’Orazio (il batterista entrato al posto di Negrini se non sbaglio nel 1971) lascia "l’astronave" dei Pooh.
Nonostante sia d’accordo con molti nel ritenere Stefano d’Orazio il meno dotato almeno di voce dei quattro e tralasciando le molte voci che affermano che non sia lui a suonare e che sia tutta "scena", stasera mi sarebbe piaciuto essere al loro concerto.
Penso sinceramente che sara’ un concoerto ricco di emozioni e carico di quella leggera malinconia che rendera’ il momento magico.
Possa piacere o meno ma penso che almeno una volta nella vita tutti abbiamo cantato Piccola Ketty, Pensiero o Tanta voglia di lei (solo per citare 3 canzoni che conoscono tutti).
Ora sara’ da capire cosa faranno "gli altri 3", che vorrebbero arrivare almeno ai 50 anni del gruppo e che dicono di avere ancora molte cose da dire.
Personalmente penso che continueranno a fare qualcosa in studio e molto meno live, magari con qualche "concerto reunion", ma questa e’ una mia personale idea.
Penso comunque che non sia facile dire basta quando, nonostante tutto, hai ancora l’apprezzamento del pubblico, continui a "vendere" e ad essere apprezzato.
Un plauso a Stefano, ci vuol piu’ coraggio a dire basta perche’ ci si sente dia ver gia’ dato tutto che continuare un qualsiasi rapporto portandolo alla sterilita’.

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Falso mondo

lunedì, settembre 28th, 2009
Che ci faccio,
in questo falso mondo,
dove il buonismo
bacia
il menefreghismo?
Voltagabbana
della peggior specie
infilzano pugnali alle spalle,
sorridendo e
vendendosi come
vecchie baldracche
senza piu’ credo
ne’ morale,
allargando le cosce
per pisciare in bocca
a chi chiede acqua
nell’arsura della conoscenza.
Non lecchero’ culi sporchi
per un risultato,
non offriro’ il mio corpo
per un sogno.
Cammino sull’orlo
del precipizio
chiedendomi ancora
che ci faccio
in questo falso mondo.

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Un viaggio

lunedì, settembre 28th, 2009

“Ma chi me lo ha fatto fare?”. Era questo il pensiero ricorrente di Delia guardando fuori dal finestrino mentre il treno correva.
Sola, praticamente da sempre, aveva accettato quell’appuntamento al buio.

Si certo, con Michele, conosciuto in un sito di incontri, si erano sentiti e visti tramite la web-cam ma… non si erano mai sfiorati ne’ annusati.
Si era preparata con cura Delia, come non faceva da anni. Era stata giorni a scegliere come vestirsi, dando importanza anche all’intimo che doveva essere intrigante ma comunque rimanere sobrio.
E poi ai vestiti: aveva scartato da subito il tailleur, poi era iniziato il dubbio tra gonna e pantalone, tra camicia e maglioncino.
Alla fine aveva optato per una gonna lunga stile gitana e una camicia bianca molto leggera.
L’intimo era rigorosamente nero con rasi e pizzi, un po’ per farlo notare dalla camicia, un po’ per dare contrasto con la sua pelle color latte. Per concludere trucco, smalto e estetista.
Quante notti passate a pensare a quel momento, quante voglie represse nel letto, docce fredde e carezze ed ora, che quel benedetto treno correva, avrebbe voluto tornare indietro.
Troppi dubbi… troppe aspettative…
Bramava e temeva il contatto, il primo contatto, se non avesse dato la scossa, quella scossa?
Si sentiva maledettamente una ragazzina al primo appuntamento, tesa e timida ma allo stesso tempo vogliosa e eccitata (durante il viaggio più volte si ritrovò a serrare e rilasciare le cosce e a pensare se chiudersi o meno in bagno).
Passavano paesaggi e stazioni e i pensieri continuavano ad alternarsi impazziti come in una danza tribale dove tutto e’ caos in un preciso ordine.

Con solo 10 minuti di ritardo il treno la lasciò straniera sulla banchina  in una città che ricordava solo da bambina.
Si diresse verso l’atrio, l’appuntamento era all’edicola.
Incrociò uno sguardo, che sostenne il suo.

Si fermò, le si avvicino.

Nessuna parola, solo un lungo, interminabile bacio che la stordì facendole cedere le ginocchia.
Michele la prese per mano e la condusse alla sua auto. Le chiese semplicemente “Vuoi?” a cui rispose di si con la testa.
Michele mise in moto, direzione una camera per condividere un pomeriggio di passione e d’amore, mentre alla radio un giovane Baglioni cantava burlescamente “la paura e la voglia di essere nudi”.

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