Nel silenzioso isolamento, si susseguono diversamente uguali i giorni di questa quarantena.
Routine spezzate, vite sospese.
Tempo scandito solo dall’alternanza del giorno e della notte, finestre vere e virtuali i soli contatti col mondo.
Case diventate prigioni e stanze come celle.
Messi in scacco da ciò che ci è ignoto, bramiamo il ritorno a ciò che pensavamo fosse la normalità, nascondendo la paura di aver ancora paura di essere contagiati.
Indecisi se essere leoni o pecore lasciamo che parole di altri diventino le nostre, annullando ancora di più quel che siamo.
Siamo passati dal non avere tempo ad averne troppo, rimanendo schiacciati dalla sabbia che scende inesorabile dalla clessidra chiamata vita.
Troppo presuntuosi nell’ammettere che ci manca un abbraccio, bramiamo una ripartenza che comunque ci terrà ancora lontani.
Incapaci dal riconoscerci fragili, ripariamo le nostre inutili armature verso un nemico invisibile che ci porta a scontrarci tra di noi invece che ad unirci.
In una società del tutto e subito, siamo costretti ad aspettare un vaccino senza accorgersi che l’isolamento lo avevano già prima quando come formiche non collaborative brulicavano aria, suolo e sottosuolo di questo nostro mondo che, forse, ci ha voluto solo avvisare della sua presenza.
Prima o poi torneremo alle nostre vite più o meno uguali a prima, torneremo a correre, a muoverci, a litigare per un posto in fila, a suonare clacson e a rimandarci a quel paese….quasi come se tutto questo non fosse mai esistito o come una brutta esperienza da raccontare si nipoti….Spero solo che non sia stato tutto vano, che non sia proprio così. Spero che ci ricorderemo di quel mancante abbraccio, comprendendo che siamo parte di un tutto e non il tutto di una parte.

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