Incendio
giovedì, dicembre 3rd, 2009Di colpo
un raggio di sole
brucia le foglie
ancora appese ai rami.
S’accende d’incanto
un incendio di colori:
attimi,
prima che il grigio
ripennelli
l’autunno
Di colpo
un raggio di sole
brucia le foglie
ancora appese ai rami.
S’accende d’incanto
un incendio di colori:
attimi,
prima che il grigio
ripennelli
l’autunno
Occhi ovattati da nebbia
osservano oltre il grigio.
Rumori indistinti
protetti da spessi vetri
raccontano freneticamente
una vita che non m’appartiene.
Rastrello il mio giardino,
perdendomi nelle sue righe:
esistenze
linearmente complicate
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Siamo sempre alla ricerca di un senso della vita, capire perché siamo al mondo, cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci. È l’interrogativo che ancora una volta si pone anche l’autore di queste poesie, queste “fotografie di pensieri”. Sono riflessioni sulla vita, la morte, le persone vicine e lontane, il quotidiano, quello che si cerca e quello che si trova. Sempre alla ricerca del nuovo se stesso, in costante mutazione. Tenta di affermare con le parole quello che gli brucia i pensieri, ma la definizione giusta sfugge sempre, perché le parole, per quanto precise restano imperfette per esprimere il tumulto interiore.[...] Sbircia di soppiatto gli altri, o li guarda apertamente in faccia per cercare risposte ai suoi interrogativi. Racconta i suoi “frammenti di vita condivisa”. [...] Ci vuol far vedere il bicchiere mezzo pieno, ci invita a vivere intensamente e serenamente, godendo delle piccole meraviglie quotidiane. Usa un linguaggio semplice, immagini quotidiane, niente giri arzigogolati ed esperienze stravaganti. I suoi testi sono lo specchio del vivere di una persona comune che potremmo incontrare per la strada, andando a far la spesa, in coda alla posta, sul treno. Nell’ultima parte del libro si trova un assaggio di altre forme narrative: gli Haiku giapponesi e i racconti brevi. É un altro modo di usare le parole per ribadire gli stessi concetti…[...] Una scrittura leggera che regala spunti per riflettere.
Recensione di M.L
Vestiti
d’orientali veli
e balla alla luce
d’una candela
svelando il tuo corpo
e il tuo ardore.
Profumami
col tuo odore,
danzando sul
mio petto,
lasciandomi addosso
la tua rugiada.
Baciami con labbra
di fuoco
e cuore innocente,
fino a impedirmi
di dire no.
Non posso
non amarti,
mentre, togliendomi il fiato,
mi doni quell’ossigeno
chiamato
passione.
Non vi son più santi
in paradiso,
son tutti in terra.
Uomini perfetti
giudicano e sentenziano
in un’ anticipata apocalisse,
trasmessa a reti unificate.
Doni, talenti e capacità
quali segni distintivi.
Finchè l’argentea scure
oscurerà il cielo e,
come boomerang,
colpirà chi il male
ha vomitato
in orecchie pronte a cibarsi
d’inutili parole,
lasciando ai corvi
un succulento banchetto
Ho letto
nei tuoi occhi chiusi,
percependo
la tua anima.
Ho capito
prim’ancora di te,
cio’ che dovevi dirmi.
Ho sorriso e allargato
le braccia,
per donarti ancora la mia spalla.
Ti tengo stretta,
accarezzandoti i capelli,
sapendo che,
il viaggio continua.
Mi sono accorto,
semplicemente,
di essere vivo.
Pensavo d’esser
tra signori
e vedo solo
umili quaqqaraqquà
muoversi in fila
verso una direzione
tracciata d’altri.
Alzo il cappello,
m’inchino
e me ne vado,
dove la mente
è ancora libera,
e la bocca pulita.
Io,
il mare,
la mia vela.
Il sole,
il volo di un gabbiano:
sono libero.
08/87
Non crescero’
per scender ad un livello
che non sento mio.
Prendo il volo,
controvento,
seguendo la scia dell’estate
che mi porta lontano
da un luogo
non luogo
che non ho compreso,
che non mi ha compreso.
Parole senz’anima abbondano,
portandomi all’indigestione:
rinuncio ad esser complice
d’un infantile gioco.