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Articoli marcati con tag ‘vita’

Senza senso

Sensa senso e senza direzione.
Potrei definire cosi’ la mia permanenza qui.
Cerco di donare pensieri, emozioni, sorrisi, magari anche lacrime: reazioni a quel che sono e quel che scrivo.
Contornato spesso da silenzio, come goccia scavo nella roccia del mio essere.
Buco nero da cui nasce o muore la voglia del mio vivere.
Spazio, vago, gioco con parole, suoni e colori.
Creo qualcosa che esiste gia’, solo che non ha materia, irraggingibile dai 5 sensi, e’ irrazionale come forse lo son anche io.
Senza direzione e sensa senso, torna la domanda del chi sono e cosa voglio o forse semplicemente vivo.

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Voglio

Le tue mani addosso,
la tua lingua sulla pelle,
la tua bocca sul mio sesso,
i tuoi capelli sul mio petto,
la tua voglia urlata
nella mia gola,
il mio sudore,
il tuo stupore,
i tuoi occhi,
i sospiri,
le parole non dette,
le lacrime,
le tue carezze,
attimo che duran una vita,
una vita in attesa di quell’attimo.

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Da lontano

Consapevolmente
coperta
da pesante armatura,
affronti la vita
insegnando ad altri
cio’ che non sei,
ma che dovresti essere.
Mentre da lontano
osservo il tuo agire,
attendo che ti spogli e che,
come Francesco,
tu possa trovare la nuda
e difficile strada,
dell’esser te stessa.

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La forza della decisione

Si alzo’ nel momento in cui non ebbe piu’ lacrime da versare, la caduta ormai era finita, facendola arrivare a raschiare il profondo dell’anima.
Aveva toccato il fondo e si ritrovava col culo per terra, come si suol dire e, quindi, era in uno di quei momenti che conosceva bene: o abbassava la testa, restando nelle tenebre o la rialzava guardando la luce.
Ci era gia’ passata, dejavu e ricordi annebbiati anche da prozac e cipralex.
Un bivio, una scelta, una moneta da lanciare in aria: se viene testa….
Ma in cuor suo aveva gia’ deciso e la forza della decisione (seppur non alleviava il dolore anzi, paradossalmente, lo aumentava; seppure non toglieva la paura anzi, paradossalmente, ne portava di nuova) lasciava intravedere un infinitesimale squarcio di pace e tranquillita’.
Solo pace e tranquillita’. Semplici cose, che da tanto, troppo mancavano nella sua vita.
Chissa’ come lui avrebbe reagito alla sua decisione, chissa’ a cosa rischiava di andare incontro.
Ma ormai aveva deciso e la forza della decisione divenne la sua forza, perche’ anche la sua scelta, in fondo era una scelta d’amore per se’, per lui…per la propria e altrui vita.

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Ci son sere II

Ci son sere
che vivi aspettando
qualcosa che non sai.
Attendi,
cercando nella tua mente
vuota
quel qualcosa
che non hai.
Eterno insoddisfatto,
ti rifugi nel letto,
ricercando,
almeno,
il tuo stesso calore.

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in cammino

Sposto lo sguardo
dall’orizzonte,
per cercare altrove
il calore della prima stella
della sera.
Solo lascio orme
sulla sabbia
che presto verranno cancellate.
Con le spalle al mare
cerco il sentiero,
per salire quel monte
maestro e fonte di vita,
che mi porterà
a vedere un identico
eppur diverso
confine
tra cielo e terra.

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Dietro ai vetri

Occhi ovattati da nebbia
osservano oltre il grigio.
Rumori indistinti
protetti da spessi vetri
raccontano freneticamente
una vita che non m’appartiene.
Rastrello il mio giardino,
perdendomi nelle sue righe:
esistenze
linearmente complicate

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…Amicizia?

Rimase intenta ad ascoltare le sue parole.

Seduta in riva al mare, faceva tesoro di ogni sillaba pronunciata.

Pensieri si accavallavano nella mente, un misto tra stupore, rabbia, gioia, rispetto e ammirazione.

“Una vita raccontata in cinque minuti” – le disse – che poi divennero ore.

Racconti di episodi lontani impressi nella mente. VIVI, presenti.

Attimi anche difficili, terribili, duri: morte, vita, rassegnazione, fallimento, forza, costanza, rinascita, accettazione, ricadute, riprese…

Un quadro a colori dietro una lastra grigia… sprazzi vivi in un contesto monocromatico.

Non riusciva a parlare, ogni parola sarebbe stata superflua, inutile.

Assaporava quell’attimo in cui il tempo sembrava essersi fermato e, come in un film, riusciva quasi ad essere protagonista condividendo quegli attimi non suoi, librandosi in volo con la fantasia.

Visse la sua rinascita, la sua “fenice”. Ne fu’ felice. Si ritrovo’ serena, si accorse di aver ricevuto tra le mani una parte della vita di un’altra persona e capi’ di aver condiviso parte dell’anima.
L’abbraccio’, un bacio in fronte, a voler ringraziare del dono. Poi in silenzio guardarono il tramonto, con la consapevolezza di aver posto alcuni mattoni per quella che potrebbe chiamarsi Amicizia.

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Corsi e ricorsi

Gli uomini non cambiano… diceva una canzone.
Ma anche le donne mica scherzano.
Direi che forse nessuna persona cambia… e il tempo su qualcuno mi ha dato ragione…

Ci sono persone che considerano le altre come gli strappi dell’asciugatutto in cucina… o i fazzoletti di carta o la carta igenica.

Son comodi, utili… ma finiscono presto la loro funzione e allora? Beh allora si usano, finche’ si puo’ usarli, magari cercando se c’e’ ancora qualche angolino buono..o pulito e poi si buttano nel sacco nero, dicendo che non sono mai state “utili” e che da sempre non andavano bene.

Auguro a queste persone di ritrovari in un bellissimo bagno, con le finiture d’oro, i marmi di carrara, oli e incensi, specchi e gioielli, giochi di luce e sfarzo. Uno di quei bagni da sogno, magari di qualche hotel arabo o di qualche sceicco, presente? Dicevo.. auguro a queste persone di trovarsi in uno di questi bagni… dove e’ quasi un piacere “farla”… e di ritrovarsi con un unico strappo di carta igenica e accorgersene dopo…

Mettelela come volete… ma un po’ le mani dovrete sporcarvele!

Tutto questo per dire che quando solitamente, dopo aver conosciuto, discusso, parlato, litigato con qualcuno, mi rendo conto che vale meno di un centesimo bucato e falso… e’ difficile che mi sbagli. Persone che poi, magari, fanno anche “finta” di voler riprendere i contatti, di “non portare rancore” e invece c’e’ sempre un doppio fine:”Gli amici sono amici se fanno quello che dico io, altrimenti non vanno bene” Questo e’ il loro motto anche se non lo ammetteranno mai.
E invece l’amico e’ quello che ti sbatte in faccia quello che sei, che ti dice quello che pensa SEMPRE, che tiene alle tue cose come alle prorpie… solo che spesso non viene compreso e viene scambiato come quello che “vuole fare le scarpe”… che “insinua” e che “vuole distruzione”.

I simili si circondano di propri simili… c’e’ chi la chiama selezione naturale, chi invece sa distinguere i posti dove “potere stare”, “poter sopravvivere” o “dover evitare”.

Un consiglio.. prima di dare la mano ad una persona guardate se e’ appena uscita dal bagno e… controllatele sotto le unghie, non si sa mai…

P.s. se qualcuno dovesse sentirsi coinvolto e volesse sapere se secondo me fa parte di questa categoria di persone… non deve fare altro che chiedermelo. Ma son sicuro che chi mi chiedera’ spiegazioni sara’ chi, con le persone sopra, non c’entra nulla…

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Treno in corsa

Corre questo treno, corre veloce nella notte. Ci son salito neonato e non mi son mai fermato.
Tutto il mondo passa dai finestrini, lo vedo, lo sfioro, ma non lo sento!.
Ah, come vorrei a volte tirare il freno d’emergenza e aprire le porte, fermarmi, lasciarlo andare al suo destino, al MIO destino.
Corre questo treno, carico di persone che come me si incontrano, si conoscono, si amano, si ignorano, si “vivono”.
Ho messo un cartello al mio petto: “FERMI TUTTI, VOGLIO SCENDERE”, ma la gente leggendolo ride, pensa ad un gioco, ad uno scherzo.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine …Muore lentamente chi evita una passione…Lentamente muore chi non capovolge il tavolo…Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo” (P. Neruda)
E come faccio a non morire su questo treno che conduce alla morte? Non ho spazio, non ho “aria”. Eppure “sto bene” tutto e’ tranquillo, tutto e’ “normale”.
Forse non son normale io, a cercare sempre di piu’, a voler vedere oltre, a lanciarmi e trattenermi… E un’altra stazione si avvicina, un altro traguardo, un’altra tacca segnata alla vita.

Penso, mi domando, mi interrogo e mi sento sempre piu’ vuoto nella mia pienezza e pieno nella mia carenza.
Sorrido, continuo a sorridere, non si notano “crepe” anche se l’intonaco ogni tanto cede.
Sorrido, continuo a sorridere per chi e a chi mi sta accanto. Non posso e non voglio cedere.

Giro il mio cartello, lo metto alle spalle e non sul petto, non lo vedo piu’ ma so che resta ed e’ parte di me.

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