Posts Tagged ‘vita’

…Amicizia?

venerdì, settembre 19th, 2008

Rimase intenta ad ascoltare le sue parole.

Seduta in riva al mare, faceva tesoro di ogni sillaba pronunciata.

Pensieri si accavallavano nella mente, un misto tra stupore, rabbia, gioia, rispetto e ammirazione.

“Una vita raccontata in cinque minuti” – le disse – che poi divennero ore.

Racconti di episodi lontani impressi nella mente. VIVI, presenti.

Attimi anche difficili, terribili, duri: morte, vita, rassegnazione, fallimento, forza, costanza, rinascita, accettazione, ricadute, riprese…

Un quadro a colori dietro una lastra grigia… sprazzi vivi in un contesto monocromatico.

Non riusciva a parlare, ogni parola sarebbe stata superflua, inutile.

Assaporava quell’attimo in cui il tempo sembrava essersi fermato e, come in un film, riusciva quasi ad essere protagonista condividendo quegli attimi non suoi, librandosi in volo con la fantasia.

Visse la sua rinascita, la sua “fenice”. Ne fu’ felice. Si ritrovo’ serena, si accorse di aver ricevuto tra le mani una parte della vita di un’altra persona e capi’ di aver condiviso parte dell’anima.
L’abbraccio’, un bacio in fronte, a voler ringraziare del dono. Poi in silenzio guardarono il tramonto, con la consapevolezza di aver posto alcuni mattoni per quella che potrebbe chiamarsi Amicizia.

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Corsi e ricorsi

martedì, luglio 29th, 2008

Gli uomini non cambiano… diceva una canzone.
Ma anche le donne mica scherzano.
Direi che forse nessuna persona cambia… e il tempo su qualcuno mi ha dato ragione…

Ci sono persone che considerano le altre come gli strappi dell’asciugatutto in cucina… o i fazzoletti di carta o la carta igenica.

Son comodi, utili… ma finiscono presto la loro funzione e allora? Beh allora si usano, finche’ si puo’ usarli, magari cercando se c’e’ ancora qualche angolino buono..o pulito e poi si buttano nel sacco nero, dicendo che non sono mai state “utili” e che da sempre non andavano bene.

Auguro a queste persone di ritrovari in un bellissimo bagno, con le finiture d’oro, i marmi di carrara, oli e incensi, specchi e gioielli, giochi di luce e sfarzo. Uno di quei bagni da sogno, magari di qualche hotel arabo o di qualche sceicco, presente? Dicevo.. auguro a queste persone di trovarsi in uno di questi bagni… dove e’ quasi un piacere “farla”… e di ritrovarsi con un unico strappo di carta igenica e accorgersene dopo…

Mettelela come volete… ma un po’ le mani dovrete sporcarvele!

Tutto questo per dire che quando solitamente, dopo aver conosciuto, discusso, parlato, litigato con qualcuno, mi rendo conto che vale meno di un centesimo bucato e falso… e’ difficile che mi sbagli. Persone che poi, magari, fanno anche “finta” di voler riprendere i contatti, di “non portare rancore” e invece c’e’ sempre un doppio fine:”Gli amici sono amici se fanno quello che dico io, altrimenti non vanno bene” Questo e’ il loro motto anche se non lo ammetteranno mai.
E invece l’amico e’ quello che ti sbatte in faccia quello che sei, che ti dice quello che pensa SEMPRE, che tiene alle tue cose come alle prorpie… solo che spesso non viene compreso e viene scambiato come quello che “vuole fare le scarpe”… che “insinua” e che “vuole distruzione”.

I simili si circondano di propri simili… c’e’ chi la chiama selezione naturale, chi invece sa distinguere i posti dove “potere stare”, “poter sopravvivere” o “dover evitare”.

Un consiglio.. prima di dare la mano ad una persona guardate se e’ appena uscita dal bagno e… controllatele sotto le unghie, non si sa mai…

P.s. se qualcuno dovesse sentirsi coinvolto e volesse sapere se secondo me fa parte di questa categoria di persone… non deve fare altro che chiedermelo. Ma son sicuro che chi mi chiedera’ spiegazioni sara’ chi, con le persone sopra, non c’entra nulla…

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Treno in corsa

lunedì, luglio 28th, 2008

Corre questo treno, corre veloce nella notte. Ci son salito neonato e non mi son mai fermato.
Tutto il mondo passa dai finestrini, lo vedo, lo sfioro, ma non lo sento!.
Ah, come vorrei a volte tirare il freno d’emergenza e aprire le porte, fermarmi, lasciarlo andare al suo destino, al MIO destino.
Corre questo treno, carico di persone che come me si incontrano, si conoscono, si amano, si ignorano, si “vivono”.
Ho messo un cartello al mio petto: “FERMI TUTTI, VOGLIO SCENDERE”, ma la gente leggendolo ride, pensa ad un gioco, ad uno scherzo.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine …Muore lentamente chi evita una passione…Lentamente muore chi non capovolge il tavolo…Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo” (P. Neruda)
E come faccio a non morire su questo treno che conduce alla morte? Non ho spazio, non ho “aria”. Eppure “sto bene” tutto e’ tranquillo, tutto e’ “normale”.
Forse non son normale io, a cercare sempre di piu’, a voler vedere oltre, a lanciarmi e trattenermi… E un’altra stazione si avvicina, un altro traguardo, un’altra tacca segnata alla vita.

Penso, mi domando, mi interrogo e mi sento sempre piu’ vuoto nella mia pienezza e pieno nella mia carenza.
Sorrido, continuo a sorridere, non si notano “crepe” anche se l’intonaco ogni tanto cede.
Sorrido, continuo a sorridere per chi e a chi mi sta accanto. Non posso e non voglio cedere.

Giro il mio cartello, lo metto alle spalle e non sul petto, non lo vedo piu’ ma so che resta ed e’ parte di me.

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Polaroid da una stazione

mercoledì, luglio 23rd, 2008

Seduto sui gradini della stazione segnava su un quaderno tutti gli arrivi e le partenze, i ritardi e le coincidenze.

Non gli sfuggiva niente pero’, ogni minimo particolare, ogni colore, ogni espressione.

Solitamnente calmo in mezzo a quella confuzione osservava centinaia di uomini formica muoversi per andare chissa’ dove.

L’autoparlante annuncia meccanicamente i numeri dei treni.
Vite si sfiorano, sguardi si incontrano, anime si avvicinano ad altre anime, a volte si incastrano l’una dentro l’altra dilatandosi per poi staccarsi.
E’ un gioco, e’ la vita… pochi incontri decisivi, molti scontri, a volte anche irritanti.

Seduto su  gradini della stazione scriveva.

Cadde un foglio, lo raccolsi.
Istantanee di vita:
- Donna col maglione rosso. Sola. Cerca l’amore.
- Uomo d’affari, indaffarato, non sa che sta perdendo la vita.
- Nonno coi nipotini, un viaggio a raccontare sogni passati.
- Signora corre a casa, l’aspetta il marito affamato.
- Ragazza, corre. Deve fare la spesa al discount.
- Uomo, occhi tristi. Non piange ma sta morendo dentro.

Righe piene di “polaroid”… vere o fasulle… colti attimi di anime perse.

Seduto sui gradini della stazione segnava su un quaderno tutti gli arrivi e le partenze, i ritardi e le coincidenze, ma che cercava?

La risposta la trovai nei suoi occhi: cercava lo sguardo din un volto perduto nel tempo che gli indicasse il treno per casa.

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Il mare dentro

giovedì, luglio 17th, 2008

ald man seaCome ogni giorno era li, coi suoi capelli bianchi, il suo bastone e la sua valigia di ricordi.
Il vecchio era seduto sulla solita panchina di villa Borghese e ascoltava il mare.

Si si, lo so che non c’e’ il mare a Roma, ma quel vecchio sapeva sentire il mare dentro di se.

Lui, nato nella terra dei trulli, dove il rumore del mare era la colonna sonora della vita, aveva capito come sentire il mare.
L’aveva imparato da bambino, nel secolo scorso, quando “per gioco” (o almeno cosi’ pensava) gli avevno scritto quei numeri sul braccio lassu’ in Germania.
Cadeva la cenere come fosse neve, ma non riusciva a giocarci.
Quanti amici, parenti, semplici conoscenti ha visto partire … senza tornare e sentiva il mare. E poi il ritorno a casa, solo col fratello piu’ piccolo, un’avventura, un’odissea e ancora sentiva il mare… L’arrivo a Roma, l’aiuto di qualche persona “buona”, aveva imparato un mestiere, garzone in fabbrica e in quel frastuono ancora il mare…Si era sposato con “una brava figliola” che gli aveva dato 5 figli, prima di lasciarlo solo… a sentire il mare.
Ah quanti ricordi… e quanto mare.
Ogni volta che perdeva le forze, le speranze, guardava dentro di se, in profondo e riscopriva il dolce suono delle onde, a volte il mare era anche agitato, si infrangeva sugli scogli dell’anima, ma quel vecchio lo conosceva bene quel suo mare che sapeva calmarlo, anche e soprattutto nei momenti di maggior burrasca.

Rimaneva seduto per ore, con lo sguardo rivolto all’infinito, ogni tanto si accarezzava il braccio, la fede che ancora portava all’anulare, la fronte ricca di rughe.
Qualche volta sospirava, ad avvicinarlo si potevano scorgere i suoi pensieri.
Si fidava quel vecchio, ancora si fidava di chi gli sorrideva…. si e’ fidato anche di me,
raccontandomi della sua vita e insegnandomi ad ascoltare la mia anima come conchiglia e a trovare serenita’ nelle mie onde.

Il vecchio era seduto sulla solita panchina di villa Borghese anche quel giorno, quel pomeriggio, mi avvicinai e mi saluto’ stringendomi le mani, sorridendo al mio sorriso e ricordandomi di ascoltare il mare; lui, mi disse, sarebbe partito per un lungo viaggio, aveva incontrato qualche giorno prima una bellissima signora di nero vestita e mi disse che quella sera lei l’avrebbe portato al mare.Fu l’ultima volta che lo vidi, ora lo cerco tra le mie onde.

 Immagine trovata sul sito http://www.stefanoframbi.com

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